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presentazione Premio Tonino Armagno

Innanzi tutto volevo ringraziare la lega italiana Fibrosi Cistica nella persona di Carmine d’Ottavio Per l’impegno che ha intrapreso nell’organizzazione di tutto l’evento che scaturirà dall’istituzione di questo premio, e volevo ringraziare l’organizzazione per aver intitolato il tutto a mio padre. Per me è un grosso onore…condividere con voi questa passione per il teatro, per l’arte, per il dialetto, per il sogno che ogni opera ci regala, e si proprio così il sogno. Sono goloso di questi sogni, di questi sogni che almeno ci distraggono dalle tasse, dai problemi quotidiani, dai TIR …….dalle guerre….dagli omicidi resi telenovelas dalle tv, dalle crociere che saltano per colpa di un inchino di troppo ……..I sogni sono tali …. e il teatro la poesia, la musica l’arte sono i mezzi che ci conducono in questo mondo incontaminato…. personale ma condivisibile. Papà mi ha insegnato questo, mi ha insegnato a gustarmi questi sogni ….e mi ha insegnato che fin quando esisteranno questi sogni, l’uomo avrà il suo orticello di pensieri da coltivare e preservare nella sua mente…ma nel momento in cui scomparirà il sogno……..scomparirà anche l’uomo!... l’orticello s’inaridirà a tal punto che niente avrà valore ….perché non ci saranno più valori…….. ed essi sono essenziali per la vita. Forse può sembrare riduttivo legare la vita ai sogni ………..ma cosa c’è di più bello !!! anche se sono incubi, ti danno emozione, anche se sai che mai si avvereranno ti danno la speranza , anche se a volte ti ci perdi, ti fanno sentire ancora più te stesso, e allora perché non creiamo tanti sogni????? Per questa ragione ho voluto il sito internet su mio padre, L’ho voluto perché oggi la rete è molto più veloce di qualsiasi altro mezzo di comunicazione, è priva di qualsiasi filtro , se cerchi …..trovi…. e quindi ho voluto dare la possibilità a tutti di trovare anche Papà un produttore anche se in piccolo di sogni ….di sogni legati alla mia terra …alle mie origini …e come me tante persone cercano questo tipo di input necessario per gustarsi la vita! Oltre questo motivo per caso un giorno , proprio dalla rete internet sono venuto a conoscenza che in Argentina , a Mar del Plata , un gruppo di persone, con origini molisane, avrebbe messo in scena U GIARGIANESE , lavoro che Papà ha scritto anni fa…..Meraviglia! Come mai a tanti chilometri di distanza, come mai se nessuno di noi, ha fatto qualcosa per “promuovere “ Tonino Armagno in Argentina, come mai Fabi Palena, Marcelo Carrara Eugenia Manzo e tanti altri come loro hanno scelto Papà, per rappresentare il Molise …..per rivivere le sensazioni dei loro avi, per scoprire le loro origini … Mi sono posto tante domande, ero incredulo ma allo stesso tempo onorato dalla loro scelta!!!!!! Ho capito allora che il messaggio contenuto negli scritti di Papà sia diretto, è universale, semplice ma efficace e evidentemente talmente complesso da affascinare , trascinare e condurre per mano, chi ci si accosta, nel suo mondo, nel mondo visto dai suoi occhi. Ho approfondito, le mie ricerche e finalmente sono riuscito a conoscere direttamente queste persone, Sono venuti qui a Campobasso grazie alla Regione Molise, perché appartenenti all’ Associazione Molisani Nel Mondo (associazione che raccoglie nel mondo tutti i gruppi di persone con origini molisane) e ….con stupore mi sono accorto che non parlavano in italiano ……e che per recitare “u Giargianese” hanno dovuto prima tradurlo ( per capirlo) nella loro lingua e poi …..recitarlo in “dialetto” ……un dialetto non genuino, ma contaminato dagli accenti diversi della loro lingua. Beh Papà certamente avrebbe obiettato qualcosina (era indispensabile per lui … non “travisare i termini dialettali” perché altrimenti perdono tutto il significato …perdono l’etimologia, per lui era indispensabile l’esattezza nella pronuncia..) comunque …anche lui avrebbe optato nell’accettare questa cosa…d’altronde il mezzo per arrivare all’obiettivo può anche essere diverso, ma l’importante è che si ottenga il risultato giusto ! Ed è stato così infatti. Hanno voluto altri copioni, altri scritti di Papà hanno voluto sapere tutto, fotografato le sue cose, la sua grafia, fotografato la strada dove è nato ….sant’Antonio Abate !!! e tante domande…tante per conoscerlo meglio per poterlo capire a fondo da poter trasmettere in maniera più precisa il suo messaggio . Che bello !!!! Papà ha saputo abbattere anche la distanza ….abbattere anche la diversità tra il nostro dialetto, con quello degli emigrati in Argentina ….. che bello…. e tutto questo solo ed esclusivamente grazie alla sua penna che ha tracciato su quei fogli amore, sogni, speranze, incubi, di un semplice abitante di Campobasso. Allora, cosa aspettiamo? Iniziamo subito. Tracciamo anche noi qualcosa che possa nutrire queste nostre menti affamate di questi sogni, Facciamolo anche per tenere stretti i nostri ricordi e poterli rendere accessibili ai nostri successori D’altronde del nostro percorso di vita, se non resta nulla, evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa …..e quindi bisognerebbe ripercorrerlo per segnarlo meglio. Ma …è meglio farlo subito e bene …..altrimenti la prossima occasione potrebbe anche non esserci.!! Per concludere cito le parole di Papà contenute nel suo ultimo scritto Le Paneccasce….Papà dice “Non vorrei però che il volumetto di queste mie cose come il caro cimelio..dopo uno sguardo distratto e dopo le parole di rito, venisse riposto con noncuranza nel dimenticatoio di un cassetto. Esso è come una delicata piantina di primule; ogni tanto ha bisogno di essere irrorata! Ringrazio ancora tutti voi e …….sono a disposizione per aiutarvi alla migliore riuscita di questo progetto …Grazie! Francesco Armagno

Parlare di mio padre, Tonino Armagno per renderlo un po’ più vicino alla platea che qui oggi è riunita ha rappresentato un richiamo da me raccolto nell’unico intento di tralasciare nulla di un immagine che nella mia memoria affettiva ed emozionale è impressa, come immaginerete, in modo incancellabile.Il mio ricordo più antico è rappresentato dal sapore sconvolgente di ottone dell’ugello di una vecchia tromba che mio padre teneva nascosta in un cassetto della cucina economica della nostra prima casa,( la casa dove Tonino e Olga erano andati ad abitare appena dopo le nozze e dove io e mio fratello Pierluigigiocavamo con le mollette, con le figurine ritagliate dal Corriere dei Piccoli e …con la cenere del braciere…..)Come capirete non si tratta di un ricordo casuale ma esso sottolinea certamente come la mia memoria sia strettamente connessa con una delle passioni di mio padre: la musica…Già…Ma di questo vi parlerà Pierluigi. Quello di cui che invece io vi parlerò sono gli altri due ambiti di interesse che mio padre ha coltivato nella sua lunga vita: il teatro e la poesia dialettale.Del teatro dirò che alcuni dei testi che hanno segnato la notorietà di Tonino Armagno come La Gazosa, U’Giargianese, U’Natale de Mammuccia, La cambiale, Abbasce a’ u’ Monte Mie’nonché i brevi sceneggiati radiofonici recitati attorno ai microfoni della Rai hanno raccolto nei palchi, nelle platee e nelle piazze e nei diversi luoghi di spettacolo tanta gente che accorreva ad assistere alle rappresentazioni poiché nei personaggi che animavano le commedie di Tonino Armagno , ( complici le voci e i visi degli attori dilettanti del Gruppo Filodrammatico Dialettale poi intitolato alla memoria di mia madre Olga Farina), quella gente si specchiava, si riconosceva con i propri vizi e le proprie virtùAttraverso questi testi scritti per il palcoscenico mio padre andava sottolineando la valenza del dialetto campobassano quale forma d’arte dalla non trascurabile espressività continuando, con orgogliosa consapevolezza nonché con padronanza e impeccabile resa, il certosino lavoro di codifica e trascrizione del dialetto sulla scia dell’opera dei migliori Cirese Altobello Cerri, Trofa, Guerrizio, Spensieri e Tucci che , con le loro opere, hanno elevato il dialetto a quell’espressione artistica intesa alla conservazione di un patrimonio lessicale, pura voce della quotidianità che si affianca alle migliori tradizioni storico – culturali. Il dialetto quindi come unico strumento utile alla migliore espressione dell’anima di una popolazione gelosa del proprio passato, delle proprie tradizioni e delle proprie speranze racchiuso come in uno scrigno fatto di piccoli eventi, di cronache spicciole di vita familiare, di rione, dove tutti si conoscono e che, incontrandosi, ancora si scambiano il saluto e si interessano alle vicende di ogni giorno di ciascuno, porgendo orecchio e cuore a quello che capita al proprio vicino offrendo in cambio parole buone, solidarietà, amore e bene.Per collegare il teatro alla produzione poetica prenderò a prestito la parole che mio padre mi rispose quando gli chiesi quali affinità si potessero riscontrare tra la sua poesia e il suo teatro dialettale: Sorridendo rispose : “dice Mario Prosperi: l’autore di teatro nasce poeta ma drammaturgo ci diventa e ci diventa attraverso laboriose metamorfosi. Chi come me ha interesse per una forma d’arte, presto o tardi verrà attratto dalle altre le forme d’arte poiché, nelle une e nelle altre c’è una tale corrispondenza da considerare l’arte come un tutt’uno.Nella musica c’è poesia, nella pittura e nell’architettura c’è musica, variano gli elementi, i codici e quindi mi condusse ad immaginare che, per esempio, il colore blu poteva essere assimilato alla nota musicale emessa da un strumento (come per esempio il clarinetto), una parola facente parte di un verso alla curva sinuosa di un arco, di una volta…..Il dialetto è solo uno dei tanti codici espressivi e , con il suo colorito linguaggio, con le sue immagini sinestetiche dà voce alla parte più intima di me stesso…( se vuoi puoi leggere la poesia)Ma che sarràStù suone e’ campanielleCos’ è fare poesia per Tonino Armagno?Un’attività alogica del pensiero, pensata in dialetto …non se lo sapeva spiegare….Prendendo a prestito le parole di L.A.TRofa mi disse: Cierte cusarelle si puonne arraccuntà sule accuscì. A suo parere nella sua poesia come in quella in lingua c’è sempre un’operazione di montaggio culturale. Non aveva senso per lui distinguere la poesia dialettale da quella in lingua. Considerava troppi i legami esistenti tra l’una e l’altra. I grandi poeti greci composero i loro versi sublimi in uno dei tanti dialetti parlati in quella terra.I nostri massimi poeti composero prima in dialetto e poi in lingua. Non riteneva che esistesse una netta linea di demarcazione.Il ‘codice della sua anima’, come amo definirlo,traeva ispirazione nei ricordi legati all’infanzia, alla prima adolescenza , ricordi che occupano il primo posto nella formazione , nella crescita del sé del poeta stesso. Quindi ambiente familiare da un lato e ambiente esterno dall’altra, fuori dai muri di casa,nelle strade, nei vicoli, nei campi prossimi all’abitato, nelle pietre antiche delle case , nei cascinali e poi gli alberi,il verde dei brevi prati a primavera, il bianco della neve d’inverno, i colori del nostro autunno, i ruscelli, gli odori, i suoni, i sapori. Le esperienze si accumulano si ammassano fino ad esplodere in forma d’arte che per Tonino poteva avere solamente una voce:il dialetto. Il suo inconscio risaliva dall’intimo ed esprimeva a suo modo tutto il suo mondo. E citava Jovine che a proposito di Albino Pierro, poeta dialettale lucano aveva detto:”…a quel mondo il poeta ritorna, con l’anima del fanciullo rapito in un incanto di suggestioni visive e musicali”.Il tipo di dialetto da lui utilizzato era quello che un tempo caratterizzava il linguaggio della “chieina”,che significa “piana”,la parte bassa, cioè, della terra dove d’altronde si nota la parte più viva del lessico più propriamente agricolo, rustico, rurale, il linguaggio dei campi, degli orti situati nella breve pianura sita tra il Monte Bello, ai piedi dei quali si snocciola la fila delle casette del borgo S.Antonio Abate e La Lama Bianca, il bosco della Fota, La Selva Piana. Altro era considerato da Tonino Armagno la seconda inflessione dialettale della nostra città, quella che si riscontra nella parte Nord Ovest e che risente della vicinanza dei paesi limitrofi.E con questo vorrei concludere, sperando di aver dato un umile contributo alla conoscenza di mio padre.Ringrazio l’Associazione per la Fibrosi Cistica pe ril vivo interesse e per la sensibilità nei confronti della sua figura che spero resti ancora per un po’ nella vostra affettuosa memoria di Campuasciane! Lia Armagno

Mio padre non si definiva mai un artista ma un curioso : diceva di essersi avvicinato a diverse forme di espressione artistica ma senza velleità, senza troppe pretese, con la curiosità di chi vuole scoprire e capire i codici, i linguaggi , le forme ma senza mai andare a fondo.Questo distingue il dilettante dal professionista : certo, esistono ottimi dilettanti e pessimi professionisti ma se non altro il dilettante gode di una posizione più vantaggiosa rispetto al professionista .Tutto ciò che fa, lo fa per dare spazio alla più vera e genuina passione, ai sentimenti, e non per la necessità di raggiungere un risultato a tutti i costi o ,peggio, per ricavarne un vantaggio.Il suo rapporto con la musica è iniziato quasi contemporaneamente a quello con la poesia. A scuola prima, in parrocchia o con gli amici poi, la musica ha sempre scandito i tempi della sua vita fin da ragazzo. Ascoltava i canti delle donne che si recavano alla funtana vecchia e poi alla funtana nova a lavare i panni, imparava da loro i canti popolari e ne conservava la memoria. La canzone in dialetto discende dal canto popolare, gli elementi del canto popolare costituiscono inconsapevolmente la trama delle composizioni degli autori dialettali. D’altra parte, abbiamo esempi di musicisti illustri che hanno attinto a piene mani dal patrimonio musicale popolare delle proprie contrade, per dare vita ad opere che restano l’espressione più alta dell’arte musicale della nazione cui appartengono. Il canto popolare, nato dal popolo ma filtrato dagli autori della canzone dialettale, torna al popolo rinvigorito, nobilitato, codificato nella scrittura musicale e tramandato ai posteri nella forma migliore. Il primo strumento che mio padre imparò a suonare fu la chitarra : mio nonno suonava la chitarra, ne possedeva una e, come logica conseguenza, insegnò i primi accordi al giovane Tonino che ne fece, presumo, tesoro ed anzi migliorò e potenziò la sua preparazione esercitandosi giornalmente allo strumento sia da solo che con gli amici con cui condivideva la passione per la musica : Emidio, Mario, Erminio e così via.Alle scuole superiori studiò musica con un insegnante, ne ricordo solo il nome che mio padre diceva sempre – Gastone – di cui conservava un ricordo che non ho mai capito se buono o cattivo, perché troppo severo e soprattutto più teorico che pratico. A mio padre piaceva suonare,interpretare più che eseguire,improvvisare più che solfeggiare, anche se padroneggiava le basi teoriche della musica . Infatti leggeva ottimamente lo spartito ,conosceva tutti gli accordi, aveva un senso del ritmo come pochi ma…quando imbracciava la chitarra o il mandolino , la sua vena creativa emergeva prepotentemente. Voglio citare a titolo di esempio, la grande ed efficace opera di cesello fatta da mio padre in occasione della registrazione del primo album FOLKLORE MOLISANO. Grazie all’ìntuito e alla sensibilità di Lino Battista, un libraio di Campobasso , furono registrate su disco le più belle canzoni dialettali arricchite e rivitalizzate da quel minuzioso lavoro di arrangiamento che mio padre,complici la sua creativita’ e gusto musicale,realizzò per l’occasione.Come strumentista ha prediletto la chitarra ed il mandolino, ma non disdegnava la fisarmonica ( il suo grande amico Erminio Sallustio era un fuoriclasse e da lui ha imparato gran parte della tecnica dello strumento) ed anche il banjo, l’ocarina, il flauto……era curioso , curioso di capire come potessero uscire delle note musicali dallo strumento ed allora cercava a tutti i costi di impararne la tecnica…..Solo con uno strumento non è mai riuscito a dialogare: l’organetto, quel piccolo ma efficace strumento usato soprattutto per accompagnare balli e canti popolari ma anche per eseguire polche, mazurche e valzer nelle occasioni festaiole.Ho ascoltato più e più volte gli innumerevoli tentativi fatti da mio padre per cavare dallo strumento qualche melodia, conditi ogni tanto con qualche imprecazione, ma niente….tant’è che dopo l’ennesima stonatura, abbandonava la lotta e pochi minuti dopo lo sentivo riabbracciare l’amata chitarra.Papà ha scritto tante canzoni dialettali e qualcuna in lingua, ma era autore del testo letterario, le musiche le lasciava comporre a chi era più bravo di lui.Agli inizi collaborò con Vittorio Pesce,il quale volle musicare dei versi scritti sull’onda dei più grandi successi della radio : nacque allora “ Luciarosa ti voglio sposare” , incisa dal duo Fasano della casa discografica Vis Radio, divenne il 78 giri più suonato dal grammofono del Bar di Ciccio a Via Marconi che aveva un altoparlante fuori dal locale per attirare i clienti.Eravamo negli anni del dopoguerra e la televisione non ancora scandiva con i suoi orari la vita dei campobassani. La quotidianità faceva storia: la storia della famiglia, la storia del rione, del quartiere, delle comari sulle porte, dei luoghi,delle persone.I testi delle canzoni di Tonino Armagno raccontano quella quotidianità, quelle storie.Le collaborazioni più feconde furono quelle con i maestri Lino Tabasso e Mimmo Fornaro.Ha scritto circa quaranta canzoni con Tabasso e qualcuna in meno con Fornaro. Quando scriveva per il maestro Tabasso, doveva usare una tecnica tutta particolare perché il maestro non era a Campobasso ma a Roma dove ha vissuto l’ultimo periodo della sua vita.Tabasso inviava a papà diversi spartiti alla volta, privi di accordi e scritti a mano con una grafia che a volte era impossibile decifrare : ricordo che ogni volta che arrivava il plico da Roma, mio padre mi chiamava per suonare al pianoforte quelle partiture e una volta scritte le sigle degli accordi, lui preparava il cosidetto MASCHERONE, una sequenza di numeri ad una o più cifre che sistemava sulle note delle melodie e che, successivamente, sostituiva con i suoi versi. Soddisfatto per il lavoro ultimato,inviava il testo al maestro Tabasso ed aspettava , con timore reverenziale, il giudizio del maestro. Arrivavano sempre molti complimenti che lo ripagavano per il massacrante lavoro che aveva fatto e più di una volta ho visto una luce di orgoglio e compiacimento negli occhi di mio padre. Così Mulisce terra cara, La fiera de Cerrite e tante altre, tutte nate da quel lavoro “al contrario” fatto da mio padre.Ho detto al contrario perché di solito le canzoni si scrivono diversamente: l’autore del testo invia la canzone al compositore e questi ne compone la melodia. Infatti con Mimmo Fornaro succedeva perlopiù così. I versi venivano modificati,corretti, adattati dallo stesso Fornaro (sempre con la supervisione dell’autore) e molte canzoni dialettali nascevano in un modo e poi cambiavano strada facendo.Le più note: Catene d’oro, Metetura e tante altre, portate al successo da Mario Colitti, Tony Mendola,Nello Toti, e ultimamente dai New Harlem con Vito Battista, Franco Iacobucci e Giacomo Raimondo, amici e collaboratori che da oltre un ventennio condividono con me la passione per la canzone dialettale campobassana.E vorrei concludere proprio facendovi ascoltare due canzoni dialettali, composte proprio dai maestri Tabasso la prima e Fornaro la seconda, sempre su testo di mio padre.La voce è quella di Vito Battista, l’esecuzione strumentale è quella dei New Harlem. Grazie. PierluigiArmagno

Intervento di Lia Armagno

Intervento di Francesco Armagno

Intervento di Pierluigi Armagno

Tonino Armagno dietro le quinte del Teatro Savoia

Tonino Armagno con Ada Trombetta

Interventi dei figli di Tonino Armagno alla presentazione del premio



Tonino Armagno

"Ma che sarrà stu suone 'e campanielle ca i' sente dent' a la mente e mpiette che tant' è doce e nen me lassa mai, che cerlecheja lu core e l'''''' ' accarezza chiane?"

Poeta

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